Il risanamento dei terreni all’epoca dell’edificazione dell’Abbazia di Chiaravalle.

Attualmente l’Abbazia di Chiaravalle si trova a ridosso dell’area metropolitana di Milano, in prossimità di Porta Romana, ma al momento dell’edificazione dell’Abbazia la città, pur importante, non aveva certo le dimensioni odierne Photo by Milana Jovanov on Unsplash

Quando i monaci cistercensi iniziarono i lavori per l’edificazione di quel complesso di edifici che conosciamo oggi con nome di Abbazia di Chiaravalle, il terreno con cui i confratelli di Bernardo da Chiaravalle si dovettero confrontare era un’autentica palude, la qual cosa non può non destare una qualche perplessità, vediamo il perché.
Il corso d’acqua, prospicente l’area dell’Abbazia, prende il nome di Vettabbia e deve la sua esistenza all’ingegnosità dei Romani, probabilmente i migliori ingegneri dell’antichità. In sostanza i Romani bonificarono il circondario ed incanalarono le acque in una serie di canali irrigui, prosciugando in tal modo il terreno. Evidentemente questo genere di interventi richiede una periodica manutenzione, manutenzione venuta meno nel periodo di decadenza seguito alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente.

Tuttavia i monaci cistercensi non si persero d’animo, anche perché il luogo prescelto rispondeva a due prerogative da loro ritenute fondamentali: la vicinanza di un corso d’acqua, il Vettabbia e l’isolamento del luogo. Attualmente l’Abbazia di Chiaravalle si trova a ridosso dell’area metropolitana di Milano, in prossimità di Porta Romana, ma al momento dell’edificazione dell’Abbazia la città, pur importante, non aveva certo le dimensioni odierne. Il lavoro di bonifica compiuto dai monaci fu così imponente e così utile alle popolazioni del circondario, da indurre, nel 1220, il sovrano Federico II di Svevia a garantire all’abbazia il controllo del corso d’acqua e l’esenzione dal pagamento di tasse e tributi. Del resto l’impegno e la dedizione con cui i monaci risanarono i luoghi, contestualmente all’edificazione dell’Abbazia, è perfettamente aderente alla regola benedettina, di cui il lavoro manuale, assieme alla preghiera, è il pilastro fondante.

Contestualmente all’edificazione dell’Abbazia, la cui realizzazione nel suo complesso richiese molto tempo e venne attuata a più riprese, i monaci diedero impulso a un’intensa attività agricola i cui frutti furono soprattutto a beneficio delle popolazioni locali. La sovrabbondante produzione di latte, ad esempio, incrementata dalla grande quantità di foraggio disponibile per gli animali, obbligò i monaci ad ingegnarsi per garantirne la conservazione. La tecnica della trasformazione del latte in formaggio era senz’altro nota, tuttavia, sperimentando altre tecniche, i monaci cominciarono a produrre formaggi ricavati dalla cottura del latte. Prodotti stagionati, a pasta dura, tra questi anche il caseus vetus attualmente noto come grana padano, il cui nome è marchio registrato e la cui produzione è vincolata da precise specifiche.

Link Correlati: Abbazia di Chiaravalle

Roberto S.

Laureato al Dams indirizzo musicale con una tesi di laurea in filosofia della musica, si divide tra la redazione di contenuti promozionali e la programmazione lato web per il mondo Linux e Microsoft. Nel poco tempo libero che gli resta trova anche il modo di suonare il sax.

Condividi Questo Post